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Le Initial Coin Offering: nuove frontiere per il finanziamento delle imprese nell’era dell’industria 4.0

Le nuove frontiere introdotte dalla digitalizzazione e dall’industria 4.0 applicate alla finanza hanno generato, tra le altre, nuove potenziali fonti di approvvigionamento (specialmente online) per le imprese nella ricerca di risorse economiche nel mercato degli investitori, bypassando i tradizionali canali di finanziamento che mostrano sempre di più i loro limiti in termini di certezza, agilità e flessibilità.

Tra le nuove modalità di raccolta del capitale – esigenza particolarmente avvertita nella fase di start-up – spiccano certamente i modelli di crowdfundingventure capitalist e business angel, tutti caratterizzati dall’elemento della disintermediazione rispetto a investitori istituzionali, banche e fondi di investimento.

Questa tendenza a decentralizzare e a disintermediare – sociologicamente legata a una crescente sfiducia nei confronti delle istituzioni economiche sin dal credit crunch del 2008 – ha trovato una recente conferma nel processo di “auto-quotazione” a Wall Street della società svedese Spotify, che lo scorso 4 aprile 2018 ha omesso il tradizionale passaggio di collocamento dei titoli presso gli intermediari finanziari offrendo le proprie azioni direttamente in sottoscrizione al pubblico.

In tale contesto, la tecnologia della blockchain potrebbe acquisire enorme rilevanza rispetto ai mercati finanziari intesi in senso lato: fra le molteplici operazioni economiche che rende realizzabili, si sono cominciate a diffondere le c.d. initial coin offerings (ICO).

Nell’ultimo anno, il fenomeno è letteralmente esploso: le ICO lanciate in blockchain hanno raccolto più di 20 miliardi di dollari (il dato è in continuo aggiornamento e pubblicamente consultabile al sito coinschedule.com). Sulla scorta della loro risonanza mediatica, anche alcuni grandi club di calcio (Paris Saint Germain e Juventus) hanno diffuso la notizia del lancio nel 2019 di una moneta virtuale dedicata ai fan per rendere sempre più “democratico” e diretto il rapporto con i propri tifosi (acquisto di prodotti/servizi o partecipazione ad eventi esclusivi in cambio di una cospicua iniezione di liquidità).

Cosa sono le ICO? – Le ICO costituiscono una modalità digitale di raccolta di risorse finanziarie presso il pubblico attraverso l’offerta agli investitori di una quantità determinata di criptovalute di nuova emissione (sotto forma di c.d. token digitali) – generata tramite una piattaforma online – in cambio di altre monete virtuali (in genere, bitcoin o ether) e/o di valute aventi corso legale, sulla base di un rapporto di conversione prestabilito a monte.

Attraverso la vendita di token – che normalmente attribuiscono all’acquirente il solo diritto ad avere accesso a prodotti e/o servizi dell’azienda, fungendo da strumento di transazione all’interno di un determinato ecosistema digitale – i promotori raccolgono tra il pubblico le risorse economiche necessarie all’avvio o al finanziamento del proprio progetto imprenditoriale. Il valore economico dell’iniziativa risiede nella c.d. “esternalità della rete”: maggiore è il numero di iscritti alla community (intesi come acquirenti dei token), più elevato sarà il valore della singola partecipazione e l’incentivo all’adesione di nuovi utenti.

Il procedimento per il lancio di una ICO prevede passaggi per certi aspetti analoghi a quelli della Initial Public Offering: l’emittente rende pubblico un c.d. white paper – documento attraverso il quale viene descritta la mission della ICO e gli utilizzi del relativo token che verrà generato – per poi avviare la successiva fase delle adesioni mediante il trasferimento sul portafoglio elettronico dell’emittente della valuta/criptovaluta richiesta da parte dei sottoscrittori, che ricevono in cambio i token digitali emessi nella misura prefissata.

Le perplessità – Le ICO, così come rappresentate, si prestano ad essere utilizzate per la raccolta di capitale per il finanziamento di qualsivoglia progetto e delle più disparate attività, incluse – stante l’assenza di stretti controlli e di una regolamentazione alcuna – quelle illecite o fraudolente, implicando evidenti rischi per investitori, stabilità del mercato e per questioni di ordine pubblico.

D’altro canto, l’attuale assenza di regolamentazione comporta, tra le altre, un’evidente problematica di asimmetria informativa: Il white paper, nella prassi, assume più le sembianze di un volano per la promozione del progetto piuttosto che di un vero e proprio prospetto informativo per consentire alla platea di investitori (specialmente quelli non professionali) una profonda comprensione del valore e del rischio sull’investimento, specie alla luce delle elevate capacità tecnologiche e informatiche richieste.

Vi sono poi criticità legate alla governance nella misura in cui il token – come sovente accade – funge esclusivamente quale strumento di transazione nell’ecosistema della piattaforma senza attribuire ulteriori diritti ai suoi possessori (amministrativi ovvero, in generale, collegati alla partecipazione al capitale sociale dell’azienda finanziata): l’emissione di nuova moneta dopo il lancio dell’iniziativa, specie se non condivisa con il resto della community, potrebbe determinare il deprezzamento e/o la svalutazione dei token a danno dei partecipanti iniziali.

Possibili soluzioni potrebbero risiedere nello sviluppo di modelli informativi comuni e strutturati da fornire agli investitori contenenti informazioni maggiormente dettagliate sul progetto (per cosa saranno utilizzati i token? dove vanno i capitali investiti? che tipologia di diritti attribuisce l’investimento?), oltre all’utilizzo degli smart contract per regolamentare il tasso di conversione e la fase post raccolta (ad esempio, per impedire che l’azienda emetta nuova moneta per un determinato periodo a decorrere dalla conclusione della ICO al fine di tutelare gli investitori da potenziali forme di deprezzamento).

Uno sguardo al futuro (non troppo lontano…) – Nonostante i potenziali rischi legati a frodi, elevata volatilità, cibersicurezza e finanziamento di attività criminali, le prime analisi da parte delle diverse istituzioni che, a livello sovranazionale, si sono pronunciate su questi argomenti non sembrano essere particolarmente critiche. Un recentissimo rapporto pubblicato dal Parlamento Europeo descrive le transazioni in criptovalute come “relativamente sicure, trasparenti e veloci”, con la potenzialità di diventare “elemento permanente all’interno dell’economia globale” (Virtual currencies and central banks monetary policy: challenges ahead, Luglio 2018).

A livello nazionale, sono principalmente la Banca d’Italia e la Consob a guardare con attenzione a questi fenomeni, mentre il Ministero dell’Economia ha lanciato, a partire dallo scorso febbraio, una consultazione pubblica per predisporre uno schema di decreto volto a disciplinare il settore.

In definitiva, stante anche i primissimi riscontri positivi da parte del mercato e delle istituzioni, le ICO potrebbero essere destinate a divenire nei prossimi anni (e per certi aspetti lo sono già) uno degli strumenti finanziari del mainstream: tuttavia, come molti fenomeni legati alla innovazione disruptive apportata dalla blockchain, costituiscono potenzialmente delle grandissime opportunità nella misura in cui la regolamentazione – coadiuvata dallo sviluppo di best practice di settore – riuscirà ad arginare gli inevitabili rischi connessi e garantire una piena tutela per il mercato, per i risparmiatori e per gli stessi emittenti.

E c’è da scommettere, sulla scorta dello sfrenato e incessante processo di digitalizzazione che sta attraversando il mondo della finanza, che gli sviluppi e le prime pronunce sul tema non tarderanno ad arrivare…

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