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Anche l’Italia è un paese per Trust

Anche nel 2020 i trusts sono ancora largamente fraintesi e spesso considerati come qualcosa che dovrebbe riguardare i ricchi o chi vuole nascondersi dal fisco e dai propri creditori.

Questa fama, figlia di errori commessi negli anni passati, oggi non corrisponde più al vero.

I trusts sono molto diffusi nel mondo, specialmente in quei paesi i cui sistemi giuridici affondano le proprie radici nel diritto inglese, e ormai da tempo anche in Italia.

 

In questi ultimi venticinque anni, infatti, dopo la ratifica della Convenzione dell’Aja 1.07.1985, l’Italia, pur in assenza di una disciplina civilistica interna, ha assistito ad uno sviluppo del trust senza paragoni, con la formazione anche di un ampio corpus giurisprudenziale e dottrinale che ha permesso all’istituto di acquisire una propria identità e stabilità.

 

I trusts, infatti, si rivelano particolarmente utili quando si pianifica in che modo il denaro ed i beni devono passare da una generazione all’altra, specialmente quando le strutture familiari sono complicate da divorzi e seconde nozze o caratterizzate da unioni di fatto. Tali circostanze potrebbero spiegare il crescente interesse per i trusts in numerosi paesi anche al di fuori dell’area anglosassone, come appunto l’Italia.

 

Di seguito, alcune delle più comuni situazioni ove i trusts sono efficacemente impiegati:

  • Provvedere ad un coniuge dopo la morte, proteggendo al contempo gli interessi dei figli;
  • Provvedere a parenti deboli, i quali difficilmente possono salvaguardare i propri interessi;
  • Wealth management;
  • Asset protection;
  • Successioni e pianificazione della trasmissione della ricchezza alle future generazioni;
  • Pianificazione e strutturazione della governance delle società/azionariato di famiglia;
  • Protezione del patrimonio di minori finché questi non raggiungano la maggiore età.

 

Avv. Giovanni Alessi

Dott. Giovanni Di Stefano

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